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Cenni storici > Ordinamenta maris
ORDINAMENTA ET CONSUETUDO MARIS
EDITAPER CONSULES CIVITAS TRANI



-- Al nome dell'onnipotente Iddio, Amen. Millesimo Sexagesimetertia, prima indizione. Questi infrascritti ordinamenti, ragione furono fatti, ordinati, promisi, ancora deliberati  per li nobili, descritti huomini Messer Angelo de Bramo, M. Simone de Brado, Conte Nicola di Roggiero della Citta' di Trani eletti Consoli in arte del mare per li piu' sufficienti, che si potesse trovare in questo golfo Adriatico.

-- Propongono, dicono, determinano, e diffiniscono questa infrascritta questione dell'arte del mare, la quale e' cosi' fatta: che se alcuna nave grande, ovvero piccola, desse in terra per fortuna, fosse spartita la poppa dalla proda, la marcanzia  che sta in essa sia tenuta a emendare la detta nave. Et li marinai siano tenuti ad aspettare atto di per scampare li suoi corredi. Et qualunque marinaio che si partisse innanzi il detto termine di otto di' della detta nave, sia tenuto a pagare di ogni  denaro del suo salario, de' tre danari dieci.

-- Propongono ancora, dicono, e diffiniscono li predetti Consoli, che qualunque corredo si perdesse, non sia tenuto d'andare a' marea: salv, che li detti corredi non fussero guasti, ovvero perduti per campare le persone, la mercantia e anche la nave,  che se in questo caso fossero li detticorredi,siano tenuti di andare a' marea.

-- Propongono ancora, dicono, e diffiniscono li detti Consoli, che se la mercantia della nave fusse rabbata da Corsari, sia tenuta la detta mercantia rabbata di andare a marea. Et che se ne campassero di queste mercantie, che non fussero rabbate, tutte  quelle che campassero siano tenute di emendare quella che fosse rabbata. Et che lo salario delli marinai non sia tenuto di emendare mercantia veruna.

-- Propongono, dicono, e diffiniscono li predetti Consoli,del mare, che se una barcha scoperta andasse in terra a' sfasciarsi, e si sfasciasse, la mercantia non sia tenuta a emendare la barcha. Et si la barcha scoperta fusse in pelago in fortuna,e e  li marinai della detta barcha per questa fortuna gettassero in mare la mercantia per meglio scampare la mercantia, cosi' perduta deve andare a' marea.

-- Propongono, dicono, e diffiniscono li predetti Consoli, che se una nave grande, ovvero piccola, fusse noleggiata,e carcata si partisse del porto, avesse fatta vela, e la detta nave per casotornasse in portose li mercanti ridomandassero la robba, e  non volessero che la detta nave portasse piu' oltra, il patrone della nave deve haver tutto lo nolo convenuto, come se l'havesse portata dove che li mercanti avessero voluto.

-- Propongono, dicono, e diffiniscono li predetti Consoli, che qualunque nave o' grande o' piccola fusse carcata in porto, e innanzi che la detta nave si partisse del porto li mercanti gli domandassero la lor mercantia, il padrone della nave gli deve  rendere la mercantia, e essa padrone deve havere, e ricevere da' mercanti il mezo del nolo convenuto.

-- Propongono ancora, dicono, e diffiniscono li detti Consoli, che se la detta nave fusse in porto per carcarsi, li mercanti che l'havessero noleggiata, e promesso al patrone di dargli la mercantia, non la volessoro poi dare, il patrone non gli puo' domandare altro che il quarto del nolo.

-- Propongono ancora, dicono, e difchiarano li sopradetti Consoli, che se un patrone di nave andasse in luoghi dinetati, o ancora andasse in porto dove non dovesse andare:salvo, che non fusse per fortuna, gabella, e ogni altro danno, in questo camino,  e altri luoghi dinetati e advenessero, che li marinai della detta nave vetassero al patrone, e il patrone non lo volesse fare, sia tenuto il patrone a' pagare tutto questo danno, e in caso che li marinai, e anco il patrone non conoscesse questo fatto,  il danno tutto che advenisse deve andare a' marea.

-- Propongono, dicono, determinano e diffiniscono li detti Consoli del mare, che veruno patrone possa lasciare nessuno marinaro, altro che non fusse per quattro cagioni, e difetti di esso marinaro: prima per biastemare Dio, la seconda per esser meschiardo,;  la terza per essere ladro; la quarta per lussuria. e per queste quattro cose il patrone possa lasciare il marinaio, e condurlo in terra ferma, e fare le ragioni loro in terra ferma.

-- Propongono, e diffiniscono li predetti Consoli del mare, che se un marinaio si partisse con la nave dalla sua terra, e si ammalasse, esso deve havere tutta la sua parte.

-- Propongono, e diffiniscono i detti Consoli, che se un marinaio si conducesse, ove partisse con la nave da casa sua, esso non si puo' partire, ne lasciare l'armaria della detta nave; salvo, che per tre cagioni, e cose: la prima e', se esso fusse  fatto patrone di un'altra nave; la seconda se fusse fatto nocchiero, la terza e', se in quello presente viaggio avesse fatto voto di andare a' san Giacomo, al Santo Sepolcro, o a' Roma, e per queste tre cose ha cagione legittima di partirsi, e dev'essere  licenziato senz'altro interesse, o' danno refare.

-- Propongono ancora, dicono, e diffiniscono, li predetti Consoli del mare, che qualunque patrone menasse marinai a' parte in nave grande, ovvero piccola, e se lo detto marinaio si volesse partire, gli deve lasciare la meta' di quello che dovesse  havere, ovvero della parte sua.

-- Propongono, dicono, e dichiarano li detti Consoli del mare, che qualunque patrone andasse con una fortuna a' vela, e la sua vela fignastasse, si suo tutto il danno. Ma se esso andasse a' vela e dicesse alli marinai, cala mo' che io voglio mettere  la terza vela, e li mercanti, e li marinai gli dicessero questo, che non calasse, ma che tenesse duro, e la detta vela si perdesse; in cio' sia tenuta de ire, o andare a' marea.

-- Propongono ancora, dicono, e diffiniscono li detti Consoli del mare, che se la nave fosse sorta, li marinainon devono levare senza licenzia del patrone, ovvero del nocchiero. E piu' a questo se la garoppa, ovvero il canapo si mozasse, questo si deve  andare a' marea. Anche mosse con lor litigia li facesse forza, e perdessero l'ancora, non sia tenuto a' emendarsi, ne andare a' marea.

--Propongono ancora, dicono, e diffiniscono li detti Consoli del mare, che qualunque nave facesse vela della sua terra, che non togliamo liberta', che non debba calare vie collare, ne tenere sosta, ne mollare sosta senza licentia del nocchiero. Et la  nave stando in porto, il nocchiero non possa trare la nave del porto senza licentia del patrone.

-- Proponemo, dicemo, e sententiamo noi Consoli predetti, che qualunque patrone che menasse scrivano, esso debba essere giurato del suo comune, esser buono, e leale. Et questo detto patrone non possa fare scrivere nessuna cosa, che habbia con nessuno  mercante, che non sia il mercante presente, ovvero altro testimonio. E' l' simil caso, e termine sia con li detti marinari, e se altro, ovvero il contrario facesse, e scrivesse, che quello suo quaterno, onero libro non sia tenuto a nulla ragione, ne ad  essso si debba dare fede alcuna. Et se questo scrivano ricevesse mercantia dalli mercanti, e gli mancasse, sia tenuto esso scrivano a emendarla: e il dettoquaderno deve essere coperto di carta pecudina.

-- Propongono, dicono, e diffiniscono, li predetti Consoli del mare, che qualunque patrone che havesse alcuna mercantia in nave, e gli bisognasse scaricare, o in porto, ovvero in spiaggia, come la detta robbaha dato in barcha, il detto patrone subito  ipso factoe' scapolo, e libero della dettarobba, e mercantia cosi' discartata e sia tenuta a' emendarla essa barcha: salvo che non la perdesse per fortuna di mare, ovvero de corsari e in questi doi casi non sia tenuta.

-- Propongono, dicono, e diffiniscono, li predetti Consoli del mare,cge qualunque mercante, ovvero altro huomo desse mercantiaa' qualche suo fattore , ovvero ad altra persona, che gli vendess, senza verunotestimoni dell'assegna, se si deve credere al  detto fattore, e che volesse andare dritto all ragione di Signoria, esso habbia dai testimoni dritti, e leali, e a' costoro debba essere creduto, e data piena fede.

-- Propongono, dicono, e diffiniscono, questi sanj Consoli del mare, che qualunque huomo, che trovasse robba in mare che andasse a' torno, gli sia lecito a' torla, e assegnarla alla Corte, e darla per scritto fra 'l terzo di doppo che l'ha trovata,  e tolta; e di questa robba cosi' ricoverata ne debbia havere la meta' trovandosi il patrone di essa. Et questa tal robba debba stare in mano della Corte trenta di continui: e se il capo di trenta di' il patrone non ci apparira', a' altra legittima  persona per lui, la robba debbia essere di colui che l'ha trovata.

-- Propongono, dicono, e diffiniscono, li Consoli antedetti, che qualunque persona, che trova robba sott'acqua, debbanodebbiano essere le doi parti di quello che la trova, e il terzo debbia essere del patrone di essa robba di robbe che habbia segnale.

-- Propongono, ancora, e dichiarano, che qualunque persona trovasse robba che avesse segnale, che nessuno la debbia toccare sotto pena di tre volte tanto quanto che fusse estimata cotal mercantia che fusse cosi' trovata, o piu' in arbitrio della detta  ragione, che si trovasse nella detta terra.

-- Propongono, e dichiarano li detti Consoli del mareche qualunque nave facesse alcuna marea, si deve cavare fuora il terzo per li corredi:perche' li corredi non sono tenuti d'andare a marea, e non devono essere mandati se si perdessero, o cosi cersa  vice li corredi nondevono emendare l'altra mercantia.


-- Propongono, dicono, e diffiniscono, li detti Consoli del mare, che qualunque persona che trovasse oro, argento, o' perle, o' altre cose sottili, e di valore, e non l'abbisognasse al patrone, ovvero al nocchiero, o' al scrivano, e intervenisse,  che di queste cose, e d'altre si devesse fare marea, o' per corsari, o' per fortuna del mare, le predette cose, non di devono emendare: e se le dette cose si perdessero, devono andare a marea.

-- Propongono, dicono, e diffiniscono, li predetti Consoli del mare, che se alcun patrone di nave portasse, robba, o' mercantia non la possa trar fuori dalla nave senza licentia del patrone della mercantia. Et se essa la cavasse fuora senza licenza,  e la mercantia si perdesse, il detto patrone della nave la debbia emendare.

-- Propongono, dicono, e diffiniscono, questi sanj Consoli del mare, che se alcuno mercante noleggiasse alcuna nave grande, ovvero piccola, e non ci fusse nominato il patto di scarsare, ne di spacciare la nave. ne per l'una ne per l' altra: pero' noi  Consoli sentenziamo, che la nave essendo al carcatoro non la deve aspettare si non atto di' di tempo di bonaza e debbia aver pagato il suo nolo. Et se li detti mercanti non volessero spacciare lla nave ch la nave, che la nave sia a' risico delli mercanti;  e debbia haver la detta nave di salaria quello che termineranno li Consoli che saranno in quelle parti.

-- Propongono, dicono, e diffiniscono, li dettij Consoli del mare, che se un patrone avesse carcata la nave di mercantia, e fuse fortuna, e non ci fussero li mercanti, che'l detto patrone, se bisognasse, possa gettare fuora con le sue mani la detta mercantia.  Et nessuna ragione gli possa contra, perche' lo fa' per scampo della persona della nave, e dell'altre mercantie, e la detta robba, e mercantia cosi' gettata deve andare a marea'.

-- Propongono, dicono, e diffiniscono, li detti Consoli del mare, che se la nave fusse assalita,e percassa da' corsari, sentenziamo, che'l patrone possa accordare il detto corsaro, o' per oro, o' per argento, o per altra robba, e patto, per il quale  si scampi la nave, e l'altra mercantia non essendo li mercanti in nave.

-- Propongono, dicono, e diffiniscono, li detti Consoli del mare, che nessuno patrone non possa batter nessun marinaro, ma il marinaro deve scampare, e tre a' prada dinanzi alla catena del remaggio: e deve dire dalla parte della mia signoria a no mi  toccare, tre volte. et se il patronepassasse la catena per batterla, il marinaro si deve difendere: e se il marinaro eccidesse il patrone non sia tenuto al bando.

-- Propongono ancora, e diffendono li detti Consoli del mare, che qualunque nave o' grande, o' piccola avesse messa mercantia, e se la nave facesse acqua alli mercanti, gl'e' lecito di non dargli piu' robba, e il patrone ha liberta' d'andare  per i suoi fatti per scampare le persone e la nave.

-- Propongono, dicono, e diffiniscono, li detti Consoli del mare, che nessuno naviglio che sia in mare non debba far patto, ne conventione alcuna, e se'l facesse in mare con mercant, o' con marinari non vogliano e siano di nessun valore, ne per essi  patti si possa domandare, salva, che non fosse in porto in luogo rameggiata in quattro, overo che lo scritto appara da l'una parte e dall'altra, ovvero per mano dello scrivano, perche' li testimonj non ponna andare la dove vanno le navi.

-- Proponemo, e diffinimo noi Consoli del mare, che ciascuno patrone di nave habbia liberta' di riscuotereuna nave, o' per fortuna di mare, o' per corsari: e se bisognasse danari habbia liberta' di torli sopra di essa, e della nave sia buono guardiano  e faccia quello che deve.

-- Propongono, dicono, e diffiniscono li detti Consoli del mare, che se s'appresentasse che galea alcuna andasse in corso, e la nave avesse robba dentro, o' in tutto, o' in parte, e li mercanti rivolessero la lor robba, e mercantia, il patrone non  sia tenuto a' daglierla: salva, che li mercanti non li affrancassero la nave.

Expliciunt ordinamenta maris edito per Consules Trani



 
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