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Il castello Svevo

Cenni storici



La costruzione del Castello Svevo di Trani, cosi' come narrano le cronache di Riccardo di San Germano, ebbe inizio nel 1233 durante il regno di Federico II sui resti , pare, di un antico convento di francescani. La notizia e' confermata da una lapide muraria posta all'interno del cortile visibile ancor oggi sulla quale si legge chiaramente:

IAM NATI XRISTI DOMINI ANNIS MILLE DUECENTIS CUM TRIGINTA TRIBUS FEDERICI CAESARIS ANNO IMPERII TRINO DENO REGNI SICULORUM EIUSDEM SEXTO TER DENO IERUSALEMQUE OCTAVO REGNI CUM MENSIS IUNIUS AC INDICIO SEXTA FORET OPUS HOC HIC SURGERE CEPIT.

Impiantato con base quadrangolare con quattro torri, poste nei quattro angoli retti, hanno come caratteristica la mancanza di merlature e cornici ornamentali e sono di altezze diverse. La lettura del Regesto di Federico II (raccolta di atti governativi) evidenzia che intorno all'anno 1240 i lavori di costruzione del castello doveva essere a buon punto in quanto l'imperatore emise parecchie disposizioni relative alle spese del castello di Trani.Posta sulla porta del castello che guarda il mare, vi e' una lapide del 1249 recante il testo

CAESARIS IMPERIO DIVINO MORE TORNANTE FIT CIRCA CASTRUM MUNITIO TALIS ET ANTE HUIC OPERI FORMAM SERIEM TOTUMQUE NECESSE PHILIPPI STUDIUM CINARDI PROTULIT ESSE QUOQUE MAGIS FIERENT STUDIIS HEC FACTA TRANENSIS PREFUIT HIS STHEPHANI ROMUALDI CARABARENSIS ANNO INCARNATIONIS IESU XISTI MCCXLIX INDIC VII

detta lapide attesta che nel 1249 erano giu' state realizzate da Filippo Cinardi, ingegnere militare dell'Imperatore, delle fortificazioni intorno ed avanti al castello necessarie in caso di guerra per la difesa del maniero. A perfezionare i lavori di fortificazione ci penso' il tranese Carabarese, figlio di Stefano di Romualdo. Al castello cosi' fatto non saranno apportate modifiche fino al 1266 ma con l'arrivo di Carlo I e Carlo II d'Angio' ci furono aggiunte e modificazioni anche se di difficile individuazione. Nel XV e XVI secolo l'uso della polvere da sparo e di conseguenza l'utilizzo di nuove e piu' potenti armi imposero nuove trasformazioni alla struttura del castello. E' infatti di questo periodo (un documento notarile del 1539 ne attesta gia' la presenza) la costruzione del grande baluardo a forma di pigna rivolto verso occidente nonche' l' effettuazione di un restauro della porta principale nel 1553 sotto Carlo V, ad opera del castellano Giorgio Manriquez e del vice castellano Pietro di Montalbano, cosi' come attesta una iscrizione esistente sull'architrave della porta stessa. Sicuramente con il passare del tempo e delle dominazioni si saranno resi necessari altri lavori di ammodernamento del maniero ma di cio' non ci sono pervenute notizie e bisogna attendere il 1848 per scoprire che lavori di trasformazione furono effettuati al castello affinche' potesse essere adibito a carcere giudiziario funzione che gli rimarra' fino al 1974. Una testimonianza ne e' la torretta dotata di orologio, il cui meccanismo e' oggi nuovamente funzionante grazie ai recenti restauri. Oggi il castello e' sotto la diretta responsabilita' della Soprintendenza per i Beni AAAS della Puglia che nel 1979 ne avviava i restauri, da poco giunti a conclusione. Nella sua attuale configurazione il castello di Trani si presenta come il risultato dei tre fondamentali momenti costruttivi, riferibili alla fondazione medievale, all’adeguamento cinquecentesco e al massiccio rimaneggiamento ottocentesco. L’edificio originario, di impianto quadrangolare con quattro torri quadrate agli spigoli e cortile centrale, appare oggi inglobato sui tre lati verso terra da un antemurale che ha dato origine ad altri tre cortili sui lati est, sud ed ovest, corrispondenti allo spazio tra l’antico e il nuovo perimetro.
Il castello si affaccia su piazza Manfredi con il prospetto orientale. Vi si accede attraverso il ponte in muratura, realizzato nel XIX secolo, che sovrasta il fossato, e quindi oltrepassando il portale aperto nell’antemurale. Oltre l’androne, anch’esso cinquecentesco, si apre il piccolo cortile orientale dal quale e' possibile accedere tanto al varco aperto in corrispondenza dell’ala sud, quanto al cortile centrale ed al museo. Grazie al restauro, che lo ha liberato dalle numerose superfetazioni ottocentesche, e' stata individuata l’estensione e la quota di calpestio originaria dell’androne medievale. Dal portale archiacuto pertinente a quest’ultimo si passa all’ala sud del castello, in origine occupata da un monumentale porticato ad arconi acuti distrutto nel 1533 ed “inghiottito” da un poderoso terrapieno; lo svuotamento operato dai recenti restauri ha permesso di recuperare l’antico paramento murario, le imposte delle arcate e le finestre del piano superiore, restituendo un gran numero di frammenti scultorei relativi alle demolizioni dell’antico apparato decorativo interno ed esterno. Da questo spazio si perviene al primitivo ingresso monumentale di eta' federiciana, situato in posizione opposta a quello attuale e comunicante con il cortile occidentale, sovrastato dall’iscrizione del 1233 precedentemente citata.
Fulcro di tutto l’edificio e' il cortile centrale, nel quale e' possibile recuperare qualche elemento in piu' della fisionomia originaria dell’edificio, perdutasi nel corso degli eventi storici e bellici: le tracce della primitiva scala d’accesso ai saloni del piano superiore; alcune mensole ancora in situ (tra cui quelle raffiguranti Adamo ed Eva, l’Angelo annunciante e la Vergine annunciata, una cariatide danzante, un’aquila ad ali spiegate) che testimoniano l’esistenza di una originaria copertura a crociere del corridoio nonche' stretti rapporti a livello iconografico con la decorazione della vicina cattedrale; le finestre e le cornici dell’ala nord che suggeriscono solo vagamente la grandiosita' con cui doveva presentarsi la spettacolare apparecchiatura residenziale e rappresentativa, fusa in un contesto militare e fortificato. Sul lato sud si apriva infine il monumentale porticato ad arconi acuti perduto con il terrapieno, i cui poderosi pilastri a sezione quadrata rimasero inglobati nelle pareti d’ambito al piano terra dove il restauro li ha rimessi in luce. In eta' manfrediana il castello ebbe una cappella, oggi corrispondente al locale adibito a reception e bookshop, riconoscibile dalla conca dell’abside nonche' dalla crociera costolonata in corrispondenza dell’area presbiteriale.

fonti: Il Castello di Trani di Stefania Mola da http://www.stupormundi.it/Trani.htm
Invito a Trani di Benedetto Ronchi




 
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